Pubblicato da: cmpress | novembre 5, 2012

Fiocco Azzurro in casa Buso: Daniel, gioia di Renato e Camilla

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Pubblicato da: cmpress | febbraio 5, 2012

About Costa Concordia..

Non ho ancora mai commentato la storia della Concordia ma ho un paio di cose che penso che vorrei scrivere.

Tanto per cominciare io credo che le navi da crociera siano sì equipaggiate per le emergenze ma che non  siano pronte per affrontare eventi simili all’ultima tragedia. Vero è che la prova delle scialuppe e dei giubbotti di salvataggio la fanno la fare appena saliti a bordo ma è anche vero che sembra fatta così, tanto perchè va fatta per legge. Non per affrontare un’emergenza vera. Forse il personale dovrebbe essere istruito in maniera diversa. Uno dei requisiti per i dipendenti dovrebbe essere senz’altro quello di sapere bene le lingue, anche se fai il cameriere, se pulisci le stanze, o se sei l’addetto all’ascensore, perchè in situazioni di pericolo sono cose che fanno la differenza.

Per me De Falco non è un eroe, ha fatto e ordinato – a telefono – quello che chiunque al suo posto avrebbe fatto. Il suo dovere. E comunque dalla Capitaneria di Porto non poteva rendersi conto di quello che stava accadendo. Fargli addirittura una statua mi sembra eccessivo.

La Costa sta scaricando tutte le colpe su Schettino e io mi domando cosa sarebbe successo se lui fosse morto durante il naufragio. Statua? Perchè Schettino avrà compiuto tutti gli errori tecnici del mondo. Perchè ha sicuramente sbagliato ad abbandonare la nave con a bordo ancora delle persone. Ce lo insegnano fin da piccoli, si vede anche nei cartoni animati, si legge nei fumetti, si è visto nel film Titanic, è una regola intergalattica: “l’ultimo ad abbandonare la nave dev’essere il capitano”. Anzi dovrebbe proprio affondare insieme. Però è troppo facile dipingere Schettino come il solo “cattivo” della vicenda.

Che ci fosse a bordo la Cemortan, secondo me, conta veramente poco. Mica è una coincidenza strana che sia successa la sciagura con un intrallazzo a bordo. Chissà quanti ce ne sono in ogni crociera. Chissà quanti capitani avranno l’amante e se la portano con sè. Ma a noi, alla fine, cosa ce ne frega?

Intanto penso al resto del mondo. A come vedono noi italiani. Perchè io lo so che ci ridono dietro. Tutti. Perchè una volta diamo modo di sparlare con le cronache rosa su Ruby&Company e di conseguenza Berlusconi diventa l’emblema della “poca serietà” degli italiani. Poi il naufragio con il capitano che abbandona la nave. E Schettino emblema dell’italiano codardo. Con tanto di cronaca rosa pure lì. Queste due tra le tante, perchè per “l’estero” ne combiniamo sempre una e i riflettori che ci tiriamo addosso sono sempre eccessivi. Le campagne mediatiche troppo spesso esagerano. Da giornalista lo dico.

Nel 2009 sono stata sulla Costa Europa, “Crociera Grandi civiltà antiche”: Egitto, Cipro e Grecia. Non era una delle navi più grandi della Costa ma era ben organizzata. Due piscine, palestra, idromassaggio, teatro, incontri, conferenze, casinò, locali, buon cibo e personale sempre attentissimo alle richieste dei passeggeri. 1.500 persone a bordo con circa 750 dipendenti, praticamente circa un dipendente ogni due passeggeri. In pochi di loro sapevano parlare bene l’italiano ma alla fine non risultò un problema. L’unica cosa che non mi piacque fu la gestione del pronto soccorso: una ragazza che avevo conosciuto di Lucca pagò una bella cifra per un paio di flebo. Onestamente però non so se queste spese vengono successivamente rimborsate dell’assicurazione. Forse sì. Insomma tutto sommato, se avessi dovuto dare un voto a quella crociera, l’avrei dato piuttosto alto. Io mi sono trovata davvero bene. Il comandante di quella Crociera era proprio Schiettino. Che io sappia, prima di questa tragedia, era un capitano molto stimato. Da un giorno all’altro si ritrova catapultato da uomo di successo a mostro. E’ giusto che paghi per l’errore, costato la vita a tutte quelle persone, ma la sua vita, la sua coscienza, non sarà già abbastanza rovinata?

Pubblicato da: cmpress | aprile 16, 2011

XX-10 Puntata Misteri

Pubblicato da: cmpress | aprile 16, 2011

Serata di Primavera

TOSCANA.TO: http://eventi.toscana.to/evento.php?id=38544

TOSCANA NEWS 24: www.toscananews24.it/it/notizia/cv1…97/default.aspx

AGENDA EVENTI: www.agendaeventi.com/scheda-evento.asp?id=8667

EVENTI E SAGRE: www.eventiesagre.it/Sfilate_Moda/21…lass+Globe.html

COMUNICATI STAMPA: www.comunicati-stampa.net/com/cs-124243/

GO NEWS: www.gonews.it/articolo_78270_Serata…i-Bisenzio.html

FREE ON LINE: www.freeonline.org/cs/com/cs-124243/

055 NEWS: www.055news.it/notizia.asp?idn=49405

0574 NEWS: www.0574news.it/notizia.asp?idn=10919

0573 NEWS: www.0573news.it/notizia.asp?idn=3701

MILLENNIUM ON LINE: http://millenniumforum.forumfree.it/?t=54384398

Derek Acorah, il famoso medium psichico, è andato a far visita ad una famiglia inglese, che afferma di avere in casa un poltergeist. Lisa, la donna della casa di Coventry (GB), afferma di aver ripreso alcuni fenomeni poltergeist che avverrebbero nella sua casa. Secondo la donna, il poltergeist avrebbe addirittura ucciso il cane di famiglia.
Secondo Acorah la famiglia è disturbata da un uomo molto arrabbiato di nome Jim che voleva terrorizzarli.
Il medium pare abbia ripulito la casa di Lisa 34 anni, che vive con i figli Ellie (11 anni) e Jaydon (6 anni).

“Derek Acorah mi dato le conferme – racconta Lisa – sapeva praticamente tutto su quello che è successo in qui dentro. Persino come il cane è morto. Ha detto che si sentiva la presenza di un uomo che aveva ferito il cane. Ha ripulito la casa e mi ha detto che non tornerà. E’ stato un incontro emozionante, sapeva che tutto quello che dicevo era vero ed è stato bello sentire le conferme da lui”.

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FENOMENI POLTERGEIST

Il termine POLTERGEIST è una parola che deriva dalla lingua tedesca e che tradotta significa: “spirito chiassoso”. Viene attualmente utilizzata per descrivere tutti quei fenomeni come lo spostamento di oggetti, il rompersi di piatti, lo sbattere di porte, ma anche voci e rumori non riconducibili ad azione umana ne a fenomeno naturale. Il temine “spirito” fa capire come il primitivo utilizzo della parola rimandasse ad eventi dovuti alla manifestazione “rumorosa” dell’anima di un defunto. Si pensava che il defunto si manifestasse in questo bizzarro modo nel tentativo di attirare l’attenzione su di se ed i suoi problemi con il “trapasso” in modo da ottenere l’aiuto dei viventi; Oppure il defunto, usando questi sistemi, tentava di spaventare le persone per costringerle alla lunga ad andarsene da quel luogo (casa, castello, cimitero ecc.) che lui riteneva di sua esclusiva proprietà. Ormai però, è convinzione comune anche tra i parapsicologi che le anime dei defunti per una volta non sono coinvolte.

Le apparizioni spettrali infatti sono ben diverse. Sono immagini fioche nella notte, rumori appena udibili, volti intravisti in fotografie sbiadite. I fenomeni di Poltergeist invece sono praticamente l’opposto. Il luogo in cui si manifestano viene messo letteralmente a soqquadro, i colpi sono secchi e violenti, i mobili vengono spostati, i suppellettili sono lanciati per la stanza, i quadri cadono dalle pareti, le voci sono vere e proprie urla che squarciano il silenzio della notte.

Nella parapsicologia il vecchio ed impreciso termine poltergeist è stato sostituito dal più moderno RSPK acronimo che sta a significare: “Psicocinesi Spontanea Ricorrente”. Analizziamo la definizione: la parola psicocinesi è chiaramente una parola composta formata dai termini PSICO (pensiero, mente) e CINESI (che deriva da CINETICA, la scienza del movimento), piscocinesi è quindi quella scienza che studia la possibilità di trasformare il pensiero in movimento o se preferite la possibilità di muovere, spostare o comunque interagire con gli oggetti tramite la mente.

Spontanea: il soggetto che fa uso di psicocinesi ne è sovente inconsapevole, le manifestazioni avvengono senza che lui abbia una reale e cosciente intenzionalità di compierle. Spesso ne è addirittura vittima.

Ricorrente: i fenomeni non sono quasi mai isolati ma avvengono con una certa frequenza all’interno di un certo periodo di tempo, che corrisponde ad una fase molto particolare della vita del soggetto.

La parapsicologia reputa il poltergeist come una manifestazione di eventi riconducibili alla presenza di una persona la quale sta vivendo un momento estremamente particolare della sua vita e che sfoga l’eccessivo accumulo di energia psichica riversando questa energia nell’ambiente in cui si trova.

Denominatore comune dei fenomeni RSPK pare essere la presenza di adolescenti. Come è provato i ragazzi in quella fascia d’età sono soggetti ad una situazione estremamente unica e particolare. Tempeste ormonali e grandi sconvolgimenti psico-fisici creano una situazione di stress che sarebbe la causa dell’accumulo di energia psichica che se eccessiva, in soggetti predisposti (comunque rarissimi), si può trasformare in psico-cinetica.

Di casi più o meno documentabili ne sono pieni libri e siti web.

Anno 1967. ci troviamo in Germania, nella cittadina Bavarese nota con il nome di Rosenheim. Questo luogo fu teatro di un’indagine svolta da un ricercatore tedesco tale Dottor Hans Bender attirato sul posto da una serie di fenomeni bizzarri ancor prima che inspiegabili o paranormali. Siamo nella sede di uno studio legale del tempo, tra le tante impiegate che si recano a lavorare qui c’è anche una giovane ragazza di nome Annemarie. All’epoca dei fatti Annemarie aveva circa diciannove anni e non stava passando un gran momento della sua vita. Cause personali la rendono nervosa, agitata, intrattabile. Le manifestazioni iniziarono con cose semplici come le lampadine al neon ruotate in modo che non si accendessero senza che nessuno le avesse toccate fino a fatti realmente inquietanti. Le bollette telefoniche dello studio legale schizzarono su cifre assurde comprendendo telefonate che nessuno aveva fatto, l’elettricità andava e veniva senza un motivo apparente facendo ammattire per settimane intere squadre di elettricisti. Ma non finisce qui, schedari pesanti a tal punto che per spostarli occorreva mettersi in tre, trovati al lato opposto dell’ufficio, fotocopiatrici che si mettevano in funzione da sole fino a rompersi ecc. La situazione peggiorava di giorno in giorno, intervennero tecnici specializzati alla ricerca di eventuali tracce di sabotaggi commissionati da studi legali concorrenti, si pensò a fenomeni dovuti a campi magnetici o alla sperimentazione in quell’area di chissà quale tecnologia.

Bender, uno dei tanti presenti ad indagare giunse alla conclusione che la causa di tutto fosse la presenza di Annemarie. A detta dei colleghi al passaggio della ragazza non era raro vedere le lampadine esplodere, gli apparecchi elettronici fermarsi, i telefoni impazzire ecc.

Ad avvallare la teoria di Bender fu il progressivo peggiorare delle condizioni psico-fisiche di Annemarie, tanto che la ragazza fu costretta ad abbandonare il lavoro per occuparsi della sua precaria salute. Dal primo giorno di assenza di Annemarie dall’ufficio i fenomeni cessarono totalmente. Tutto tornò immediatamente alla normalità.

Non fu mai trovata una spiegazione scientifica convincente, oggi si direbbe che siamo di fronte ad un vero e proprio X-File. Anche reputando ad Annemarie le cause dell’accaduto nessuno è mai riuscito in maniera scientifica a dare una spiegazione attendibile e provata.

Questo ovviamente è solo uno dei tanti esempi.

Come il caso di Iltyd Nicholl adolescente che veniva colpito da oggetti che si materializzavano in aria improvvisamente, oppure della famiglia in Arizona vittima di “cadute massi” dal soffitto della loro cucina.. ecc.

Gli scienziati di fronte a questo fenomeno come a tutti gli altri fenomeni paranormali sono chiaramente scettici. Ma le loro pretese sono eccessive, vorrebbero che questi fenomeni fossero ripetibili in laboratorio o fosse comunque possibile studiarli filmandoli, registrando dati ambientali.

Un fenomeno scientifico a detta loro è tale se è possibile, ricreando le condizioni essenziali per la sua manifestazione, riuscire a riprodurlo con successo. Sarà anche vero ma tali “condizioni ideali” spesso non sono ricreabili, perché non implicano solo condizioni di temperatura, magnetismo terrestre ecc. ma anche particolari stati dell’animo umano, condizioni psicologiche uniche, del soggetto e di chi gli sta intorno, coinvolgimenti emotivi. Tutte situazioni che non si possono riprodurre artificialmente.

DEREK ACORAH UK MEDIUM PSICHICO

Nato il 27 gennaio 1950, Derek Acorah è un medium psichico del Regno Unito, più comunemente conosciuto per il suo lavoro sulla serie TV Living Most Haunted. Nel corso della sua lunga carriera, ha lavorato in televisione, radio e in spettacoli teatrali in tutto il Regno Unito e in altre parti del mondo.

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Quando Derek era un bambino, andò a fargli visita lo spirito del suo defunto nonno. Quando raccontò a sua nonna di questa esperienza psichica, lei rivelò di sapere che il nipote sarebbe potuto diventare un medium. Nonostante queste sue esperienze, Derek scelse di percorrere la carriera di calciatore.

Alla fine della sua carriera calcistica, nei primi anni 1980, Derek tornò nella natia Liverpool e cominciò a dedicarsi alla medianità a tempo pieno.
La sua reputazione continuò a crescere e divenne molto popolare in Merseyside.
Scrisse il suo primo libro, “Il mondo psichico di Derek Acorah”, poi insieme al suo manager John G. Sutton. decise di andare negli USA, dove sono furono consolidate le sue potenti capacità psichiche e aderì al prestigioso “International Society for Paranormal Research” (ISPR).

Dal 1999, Derek cominciò ad apparire in alcune serie televisive e programmi di successo.

Derek è rinomato per il suo stile drammatico e teatrale della medianità, che è stato spesso utilizzato nelle commedie. L’esempio più famoso è nella commedia di Marc Wooton della serie “High Spirits con Shirley Ghostman”.

Attualmente è felicemente sposato con la signora Gwen e vive vicino a Southport con i suoi animali: due cani Jack e Penny e due gatti Mindy e Toby.

Pubblicato da: cmpress | aprile 16, 2011

Evento latino americano CHIQUITO Y DOMINICAN POWER

venerdì 15 aprile 2011
CHIQUITO Y DOMINICAN POWER
il miglior ballerino al mondo di salsa
al GLASS GLOBE disco dancing
via Verdi 15 – Campi Bisenzio (FI)
055.890946

Al Glass Globe grande appuntamente per il mondo salsero fiorentino: venerdì 15 Aprile ospite Chiquito y Dominican Power, riconosciuto per diversi anni il miglior ballerino del Mondo, si presenta al pubblico fiorentino con due nuove coreografie in esclusiva. In abbinamento alla serata la possiilità di fare uno Stage di approfondimento dalle ore 19.00.

Compagnia di ballo Chiquito y Dominican Power.
La Compagnia è composto da Chiquito, Alice, Miguel, Giorgia, Josè, Ambra e la giovane Salomè.
Creato da Chiquito, la compagnia Dominican Power è uno dei gruppi più richiesti in italia e all’estero grazie hai loro spettacoli e coreografie sempre innovative che derivano dalla salsa in generale all’hip hop, dal reggaeton alla capoeira, dalle acrobazie alla danza e dalla ginnastica artistica al latin jazz.
Il primo gruppo di ballo a rappresentare interamente Santo Domingo esibendosi in più di 25 paesi all’estero e oltre 45 congressi all’anno tra italia e il resto del mondo. (esibizioni in tutta EUROPA, ASIA, STATI UNITI, AUSTRALIA e AFRICA DEL SUD)

Chiquito ha vinto l’award 2007 ed è stato eletto Ballerino dell’anno anche nel 2008 per la seconda volta consecutiva.
www.dominicanpower.net/

CM Press Ufficio Stampa
Leonardo Colapietro 328 8514838
Camilla Mencarelli 334 3284050

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Pubblicato da: cmpress | aprile 16, 2011

CM Press

Mia recensione su www.firenzenews.eu

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Torna nelle sale Clint Eastwood con Hereafter una bellissimo sul film sul tema della morte e del paranormale mostrato in anteprima mondiale all’edizione 2010 del Toronto International Film Festival e presentato durante l’ultima edizione del Festival di Torino.

Il film affronta il delicatissimo tema della morte e, in particolare, del rapporto che si può definire tra vita terrena e aldilà, sviluppandosi sull’intreccio di tre storie.

La prima è quella di Marie LeLay (Cècile De France), una giornalista televisiva francese che ha subito un’esperienza al confine della morte durante lo tsunami in Indonesia del 2004. Dopo questa esperienza non potrà essere più la stessa. Tornata a Parigi si interroga sul significato dell’esistenza e, seppur tra mille difficoltà, scrive un libro sulla sua storia.
La seconda è la storia di George Lonegan (Matt Damon), un sensitivo capace di entrare in contatto con l’aldilà e di vedere le cose oltre la vita. George tenta però di disfarsi di questo dono, distraendosi con un lavoro di operaio, con i romanzi di Dickens e con un corso di cucina italiana.
Infine la storia di Marcus (Frankie McLaren) uno studente londinese che, dopo aver perso in un incidente stradale il fratello gemello, è in cerca di risposte.
Le vite, le storie e le esperienze di questi tre personaggi sono destinate ad intrecciarsi sul finale.
È un viaggio verso se stessi, un’ indagine sull’esistenza e sul significato di quella sottile linea che divide la vita dall’aldilà.

Eccellenti le interpretazioni dei tre protagonisti, tra le quali, quella di Matt Damon, risulta una delle sue più brillanti. Sicuramente degna di nota quella del giovane Frankie McLaren, che alla sua prima interpretazione da protagonista, riesce a mantenere quella spontaneità indispensabile per caratterizzare il suo personaggio.

Clint Eastwood sottolinea in questa pellicola le difficoltà che si incontrano quando si aprono certe porte e si oltrepassano certe linee. Ma si limita a mostrare senza dare una soluzione. Il regista non vuole convincere nessuno, non vuol far cambiare prospettive, si limita a far riflettere lo spettatore. Non c’è voglia di soprannaturale, di tensione, di sensazionalismo.
La morte è presentata semplicemente come una nuova fase e non spaventa nella misura in cui è mostrata, perché quello che spaventa è solo la difficoltà del percorso per cercare risposte e il possibile rapporto che si può creare tra le persone e il rapporto con l’ignoto.

Perché il dramma non è tanto quello che appare così come ci viene raccontato ma la difficoltà nel cercare tra pregiudizi e falsità, tra curiosità e scetticismo, tra personaggi ambigui e false guide che ti trascinano lontano dalla meta prefissata.
Quello di George è un dono, dice bene suo fratello. Ma proprio il fratello sbaglia il modo di imporgli le cose, di forzarlo perché non è detto che questa capacità debba essere utilizzata per forza come business. Forse è anche per questo che George ci tiene a sottolineare che non si tratta di un dono ma di una “condanna”.
Perché vive così questa sua capacità? Semplice. Perché sono cose per pochi e il confine tra essere un mito ed esser considerato pazzo è sottile. Perché si tratta di percorsi solitari, personali e difficili. Come sottolinea il Dottor Rousseau (Marthe Keller) alla giornalista che la va a trovare. La donna la incoraggia ad approfondire, soprattutto nella speranza che una come lei, bella, celebre e stimata, possa smuovere qualcosa nella coscienza e nella sensibilità della gente. Ma, come vedremo, anche una personalità come quella della celebre giornalista, troverà dei muri enormi.
È comunque dall’incontro con questa donna che Marie trova la strada da seguire. Succede sempre così. Prima ci si imbatte in persone sbagliate e si cambia strada finché non si trova quella giusta. Come la ricerca del ragazzino che, prima di imbattersi in George, incontra una serie di ciarlatani che, ovviamente non convincendolo, lo disorientano.
Ma sono sempre volontà e testardaggine, nel cercare le risposte, che fanno la differenza. Nel film e nella vita. Sembra banale e scontato ma chi cerca, prima o poi, trova. E così in Hereafter dove il vero dramma dei tre è gestire il risultato delle loro esperienze in relazione alla vita di tutti giorni.

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Peter Morgan
Genere: Drammatico
Durata: 129′
Cast: Matt Damon, Cécile De France, Bryce Dallas Howard, Frankie McLaren, George McLaren.
Distribuzione: Warner Bros
Sito: http://www.hereafter.it

Pubblicato da: cmpress | dicembre 31, 2010

I miei auguri per il 2011

2010 le prove più difficili sono passate. Che dico. Le prove riguardano ancora altri argomenti, altri luoghi, identità sconosciute, forse oscure e nuove facce che mi osserveranno minacciose ogni volta che proverò a varcare certe soglie.

Comunque. So che è stato un anno grandioso, uno dei più belli, per me e ringrazio tutte quelle splendide persone che sono entrate nella mia vita in questo periodo. Quelle che sono ritornate. Quelle con cui ho approfondito l’amicizia.

Nonna. Io lo so che mi sei vicina perché ti sento, ti percepisco, in tante piccole cose quotidiane. E poi lo so che prima o poi saremo di nuovo vicine. Ma io non voglio stare senza di te tutto questo tempo. Io non vorrei mai stare lontana da chi mi fa stare bene, da chi mi da gioia ed energia.

E invece la vita.

E invece sono io. Io che sentivo l’obbligo di essere sempre sorridente. Io e le maschere che, solo a volte, solo per pochi, riponevo in un cassetto. Sono io che alla fine, anche per questo, tornavo sempre a domandarmi chi ero perché mi perdevo e poi non mi ritrovavo più da nessuna parte.

Io che quando non capivo il gioco smettevo di giocare.

Ma le regole del gioco ora le so. In realtà le ho sempre sapute. Però non è facile. Sarebbe facile. E quando il condizionale diventa d’obbligo c’è sempre da rivedere qualcosa. Ma anche questo l’avevo già imparato.

Poi ho imparato a non avere più la pretesa di cambiare nessuno. Ho imparato ad allontanarmi da alcuni o ad avvicinarmi a chi è più simile a me. Ho imparato a non fermarmi davanti a muri di silenzi. Ho imparato anche a non cercare il modo di buttarli giù per forza quei muri.

Ed ho provato a scavalcarli, invece, per non sentirmi più ripetere le stesse identiche cose, per non riproporre copioni che conosco ormai a memoria.

Mi piace ricevere consigli ma mi sono giurata che non sbaglierò mai più con la testa degli altri.

Tanto se voglio posso fare qualsiasi cosa. Per esempio far scendere la temperatura a zero gradi. Forse anche salire su un ascensore senza aver paura. Prima o poi.

Ho sempre invidiato la semplicità dei pensieri, la concentrazione sulle cose reali. Io che vivo di irreale, di immaginazione, di non detto e di detto tra le righe.

Io che perdo sempre di vista il concetto principale e noto le sfumature. Io che non riesco a sintetizzare, che faccio fatica a capire cosa conta e cosa invece è superfluo, cosa dire e cosa tenere per me.

Io che credo che l’invisibile sia più reale, più tangibile, del visibile.

Io che ho sempre creduto nell’amore eterno. Ma che ogni volta che mi guardo intorno, e dentro, non riesco a vedere nessuno che si ama “per sempre”. Non un per sempre comodo, fatto di bugie e di grigia quotidianità, un “per sempre” fatto di quell’intensità con cui, per sessant’anni, si sono amati i miei nonni.

La perfezione dei sentimenti. L’amore per sempre è l’amore perfetto. Un’equazione.

Mi ricordo così che lasciar perdere non è sempre la soluzione più facile, che a volte bisogna lottare per conquistare mete. ‘I percorsi facili’ non è mai stata roba per me. E non si è sulla strada giusta se si procede per inerzia. Perché quando si è sulla strada giusta sono spontanee volontà e passione.

Passione.

E mi trovo sempre più spiazzata davanti a chi non lascia scampo. A chi preferisce il silenzio ad una parola, anche sbagliata che sia. A chi preferisce nascondersi dietro un “va bene così”. All’inconsapevolezza.

Ed è così che ho deciso che i miei sorrisi non li regalo più a chiunque. Perché non voglio più rischiare di perdermi o di  non sapere cosa voglio diventare per colpa di quelle inutili maschere da indossare per compiacere gli altri.

Infine ho imparato che non bisogna aver paura. Di niente. Che la vita, ogni vita, è davvero un gioco e che ogni esperienza aiuta l’evoluzione.

L’evoluzione sì.

A volte si vince, a volte si perde ma l’abilità è imparare ad osservare, a saper vedere e capire, quello che è accaduto riuscendo a trarne l’insegnamento e a trovarne il lato positivo. Occorre imparare ad accettare tutto perché qualsiasi evento, qualsiasi cosa che ci accade, è sempre un’opportunità.

Auguro a tutti un buon 2011 felice per l’anno appena passato, felice per quello che ho imparato e sperando di poter essere utile, in futuro, a chi avrà bisogno di me. Strano a dirsi ma non ho nuovi propositi per il 2011 se non quello di proseguire tutto quello che di positivo ho iniziato in questo splendido anno e imparare, ancora imparare, da chiunque possa insegnarmi qualcosa di buono.

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