Pubblicato da: cmpress | gennaio 7, 2011

Hereafter, Clint Eastwood fa riflettere lo spettatore sull’aldilà

Mia recensione su www.firenzenews.eu

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Torna nelle sale Clint Eastwood con Hereafter una bellissimo sul film sul tema della morte e del paranormale mostrato in anteprima mondiale all’edizione 2010 del Toronto International Film Festival e presentato durante l’ultima edizione del Festival di Torino.

Il film affronta il delicatissimo tema della morte e, in particolare, del rapporto che si può definire tra vita terrena e aldilà, sviluppandosi sull’intreccio di tre storie.

La prima è quella di Marie LeLay (Cècile De France), una giornalista televisiva francese che ha subito un’esperienza al confine della morte durante lo tsunami in Indonesia del 2004. Dopo questa esperienza non potrà essere più la stessa. Tornata a Parigi si interroga sul significato dell’esistenza e, seppur tra mille difficoltà, scrive un libro sulla sua storia.
La seconda è la storia di George Lonegan (Matt Damon), un sensitivo capace di entrare in contatto con l’aldilà e di vedere le cose oltre la vita. George tenta però di disfarsi di questo dono, distraendosi con un lavoro di operaio, con i romanzi di Dickens e con un corso di cucina italiana.
Infine la storia di Marcus (Frankie McLaren) uno studente londinese che, dopo aver perso in un incidente stradale il fratello gemello, è in cerca di risposte.
Le vite, le storie e le esperienze di questi tre personaggi sono destinate ad intrecciarsi sul finale.
È un viaggio verso se stessi, un’ indagine sull’esistenza e sul significato di quella sottile linea che divide la vita dall’aldilà.

Eccellenti le interpretazioni dei tre protagonisti, tra le quali, quella di Matt Damon, risulta una delle sue più brillanti. Sicuramente degna di nota quella del giovane Frankie McLaren, che alla sua prima interpretazione da protagonista, riesce a mantenere quella spontaneità indispensabile per caratterizzare il suo personaggio.

Clint Eastwood sottolinea in questa pellicola le difficoltà che si incontrano quando si aprono certe porte e si oltrepassano certe linee. Ma si limita a mostrare senza dare una soluzione. Il regista non vuole convincere nessuno, non vuol far cambiare prospettive, si limita a far riflettere lo spettatore. Non c’è voglia di soprannaturale, di tensione, di sensazionalismo.
La morte è presentata semplicemente come una nuova fase e non spaventa nella misura in cui è mostrata, perché quello che spaventa è solo la difficoltà del percorso per cercare risposte e il possibile rapporto che si può creare tra le persone e il rapporto con l’ignoto.

Perché il dramma non è tanto quello che appare così come ci viene raccontato ma la difficoltà nel cercare tra pregiudizi e falsità, tra curiosità e scetticismo, tra personaggi ambigui e false guide che ti trascinano lontano dalla meta prefissata.
Quello di George è un dono, dice bene suo fratello. Ma proprio il fratello sbaglia il modo di imporgli le cose, di forzarlo perché non è detto che questa capacità debba essere utilizzata per forza come business. Forse è anche per questo che George ci tiene a sottolineare che non si tratta di un dono ma di una “condanna”.
Perché vive così questa sua capacità? Semplice. Perché sono cose per pochi e il confine tra essere un mito ed esser considerato pazzo è sottile. Perché si tratta di percorsi solitari, personali e difficili. Come sottolinea il Dottor Rousseau (Marthe Keller) alla giornalista che la va a trovare. La donna la incoraggia ad approfondire, soprattutto nella speranza che una come lei, bella, celebre e stimata, possa smuovere qualcosa nella coscienza e nella sensibilità della gente. Ma, come vedremo, anche una personalità come quella della celebre giornalista, troverà dei muri enormi.
È comunque dall’incontro con questa donna che Marie trova la strada da seguire. Succede sempre così. Prima ci si imbatte in persone sbagliate e si cambia strada finché non si trova quella giusta. Come la ricerca del ragazzino che, prima di imbattersi in George, incontra una serie di ciarlatani che, ovviamente non convincendolo, lo disorientano.
Ma sono sempre volontà e testardaggine, nel cercare le risposte, che fanno la differenza. Nel film e nella vita. Sembra banale e scontato ma chi cerca, prima o poi, trova. E così in Hereafter dove il vero dramma dei tre è gestire il risultato delle loro esperienze in relazione alla vita di tutti giorni.

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Peter Morgan
Genere: Drammatico
Durata: 129′
Cast: Matt Damon, Cécile De France, Bryce Dallas Howard, Frankie McLaren, George McLaren.
Distribuzione: Warner Bros
Sito: http://www.hereafter.it

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